Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi


Che libro interessante. Ancora più interessante perché è una storia vera, raccontata in prima persona da un medico torinese che non esercita ma dipinge. Il fascio lo spedisce da Torino al confino in questo paese in Lucania, talmente remoto che neppure Cristo ci è mai passato. Con Cristo si intende non la figura divina, che pure in Italia non c’è mai passata, quanto la sua religione che a detta dell’autore si è fermata a Eboli, l’ultimo avamposto di cultura e civiltà. Ai quei tempi poi il divario culturale era ancora peggio di quello dei giorni nostri, e così questo medico rimane sconvolto da quello che vede e decide di scriverlo.

Sarà poi che a quei tempi l’unità d’Italia era storia particolarmente recente, ma la lettura di questo libro sconvolge ancora adesso, un secolo dopo. Ci sono contadini cupi e rassegnati, donne che o sono sposate o sono streghe, e se sono streghe sono per forza anche puttane e che il più delle volte lo erano davvero, più per necessità e cultura che per vocazione. Ci sono briganti, che ovviamente non sono un male ma più un’espressione del sentimento popolare contro uno stato lontanissimo e tiranno. E ovviamente c’è l’autorità, sempre arrogante, spesso ridicola, comunque tollerata dai contadini in quanto inevitabile.

C’è pochissima religione cristiana, e quella poca sopravvive aggrappata ad un paganesimo antico e vitale, pieno di riti, spiriti e tradizioni. Lo scrittore descrive affascinato i volti e i comportamenti delle personeche frequenta, arrivando ad impararne le espressioni e la ritualità. A volte gli viene pure permesso di dipingere alcune di queste persone: a cercare in Internet emergono queste figure interessanti, segno che oltre che un eccellente scrittore era pure un bravo pittore.

E’ un libro meraviglioso, brutale come solo la realtà sa essere.